Aperta la scatola, sparso il contenuto sul tavolo per terra, dove c’è posto; conto, verifico. Comincio ad enumerare il contenuto della scatola. Parto dal materiale accessorio, che le squadre sono più succose e ce le teniamo per ultime.
Salgo le scale buie, apro la porta cigolante, entro nella soffitta umida. Trovo la scatola impolverata. Come il miglior Indiana Jones, la porto via senza lasciare traccia – se non consideriamo due o tre mollette per terra e un cellophane ributtato sopra alla bell’e meglio
– e affronto il lungo e difficile viaggio di ritorno, ovverosia quei cinque minuti di macchina dalla mia casa natale a quella attuale.
E lì, con grandi rulli di tamburi e un cielo che s’addensa, scoperchio il baule del tesoro.
Al torneo di Subbuteo di Mantova, organizzato in occasione del Festival della Letteratura, non ho potuto partecipare. Era ristretto ad alcuni addetti ai lavori: quattro ex-giocatori famosi (tra cui il campione mondiale juniores del 1978, Andrea Piccaluga), Daniel Tatarsky (l’autore del libro “Remember Subbuteo” che ha dato il via a tutto quanto), e altri amici, parenti, compagni di gioco dei suddetti. Il tabellone era stato preparato in anticipo. Peraltro, a malapena ricordavo le regole quindi avrei semplicemente fatto una pessima figura.
Vi riporto quindi solo le mie impressioni da spettatore.
“At night a candle’s brighter than the sun…”
Allora, succede che qualcuno ha lanciato un appello per fare dieci minuti di buio: il prossimo 17 Settembre dalle 21:50 alle 22:00.
L’iniziativa non è esente da bug, per dirla da buon informatico. Innanzitutto l’e-mail che mi è arrivata propone il messaggio in tutti i linguaggi del mondo, ma non specifica il fuso orario! Se tutti nel mondo spengono le luci alle 21:50 locali, sarà una specie di “ola” più che un comune momento di respiro.
Poi non sono riuscito a trovare da dove parte questa idea. Vabbé, ho cercato solo cinque minuti in Google, ma non è che sia un “sito ufficiale” o qualcosa del genere. Qualcuno l’ha spedita ai suoi cento amici, e così via. Okay, è il bello di internet. La coscienza digitale collettiva.
E poi sono quelle cose molto simboliche che ti fanno dire: e se invece TUTTI facessimo SEMPRE molta attenzione a spegnere le luci che non ci servono, non sarebbe meglio?
Ma l’uomo è così. La quotidianità lo annoia. Il grande evento lo esalta. A me sta bene. Io dalle 21:50 alle 22:00 spegnerò tutto (luce, computer, caricabatterie, qualsiasi cosa di elettrico) . Mi farebbe piacere che lo facciate anche voi, così non mi sento solo. Grazie.
Ho scoperto qualche giorno fa su WikiPedia una notizia per me particolarmente triste: il mio scrittore preferito, Terry Pratchett, soffre di una forma precoce di morbo di Alzheimer.
Ovviamente, ci sono un sacco di persone che soffrono della stessa malattia (anche se non in forma così precoce – il signor Pratchett compie 60 anni quest’anno), ma la notorietà di questo malato ha prodotto una cassa di risonanza maggiore. Per farla breve, lui stesso ha donato un tot di soldi all’associazione britannica per la ricerca, e un gruppo di fans ha iniziato spontaneamente una raccolta di fondi per lo stesso motivo. Questo sito ne è il risultato.
E’ inutile negare che siamo più attenti a una malattia quando colpisce qualcuno che in qualche modo ci è vicino; se però è una buona occasione per aiutare anche altri nella stessa condizione, okay, va bene lo stesso. Quindi io donerò con la speranza di aiutare Pratchett e con la certezza di aiutare tanti altri come lui.



