I termini del Judo #2

Proseguiamo la nostra ricerca sui termini del Judo – iniziata con questo articolo, che vi consiglio di leggere così avete già l’introduzione e un po’ di termini. Fatto? Bene.

In questa seconda puntata cominceremo a parlare di teniche specifiche. Vi ricordo che questi miei post non vogliono essere un manuale di Judo, ma solo un manuale dei termini del Judo. Quindi non mi dilungherò sul come effettuare le tecniche indicate, limitandomi invece a dare loro un nome.

Posizioni

Okay, abbiamo indossato il judoji di ordinanza, siamo entrati nel dojo e siamo fermi sul tatami. Cos’altro può succedere? Per ora niente. La posizione iniziale, eretta, si chiama shizen tai. Se invece vediamo qualcuno che ci si avvicina con intenzioni minacciose, assumiamo la posizione più difensiva chiamata jigo tai.

Cadute

A questo proposito vorrei citare una vecchia amica, che anni fa – rivolgendosi proprio al mio amico judoka Roberto – disse: “Ah, fai Judo… quindi sai cadere”. Non mi è possibile riportare nello scritto la vena ironica dell’affermazione, detta da una esperta di Kung Fu quale Mailan; in questa sede considererò solo la parte significativa, ovvero il fatto che, effettivamente, un buon inizio per un judoka è quello di imparare a cadere.

Non si cade a caso: si cade secondo una precisa Tecnica delle Cadute detta ukemi waza. Le cadute sono fondamentalmente tre:

  • ushiro ukemi, ovverosia la caduta all’indietro
  • mae ukemi, ovverosia la caduta in avanti
  • yoko ukemi, ovverosia la caduta laterale

Nell’ultimo caso, la caduta può essere migi (a destra) o hidari (a sinistra).

Fin qui, stiamo parlando delle cadute semplici, insomma, andare in terra dalla posizione eretta senza farsi male. Ma se la cosa si fa più dinamica, potrebbe essere necessario rotolare. Ecco allora la mae mawari zempo kaiten ukemi, ovverosia la caduta rotolata in avanti. Il nome è più lungo perchè così mentre lo dici fai tutta la caduta e ti ritrovi in piedi :-)

Prese

Se ci si mette d’accordo con il proprio avversario, è possibile che ci permetta di rimanere in piedi senza scaraventarci a terra subito. Diciamogli che stiamo ancora imparando :-) In tal caso, succederà che ci troviamo addosso le sue mani, non per farci male, ma per non farci più scappare. E’ la presa fondamentale: kumi kata. Una mano stringe il judoji sul braccio dell’avversario, l’altra lo stringe sul bavero. Tutto parte da lì.

Fermi qui

Non corriamo. Non so voi, ma farò fatica già ad imparare tutto questo prima della prossima lezione. Al massimo, se proprio proprio mi sento in forma, potrei provare un seoi nage, cioè una tecnica di proiezione sul dorso. Ma forse è più facile che mi tocchi di cadere. Sayonara.

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