I termini del Judo #1
E’ da qualche mese che, una volta ogni tanto, vado in palestra per una lezione di judo. Sarà che io ho bisogno di leggere sempre prima un manuale, ma non riesco ancora a orientarmi, a ricordarmi i nomi, e a muovermi adeguatamente. Allora ho deciso che prima della prossima lezione voglio imparare qualcosa. Magari continuerò a non essere capace, ma almeno saprò cos’è che non riesco a fare.
Pronti? Lo spiego a voi così lo imparo anch’io.
Ringrazio in anticipo WikiPedia come fonte principale di tutto quanto andrò a raccontarvi di seguito.
Judo significa più o meno “la via della cedevolezza”. Quindi: non opporsi alla forza nemica, ma assecondarla, lasciare scorrere. Mi piace molto questa idea di prendere le proprie debolezze e usarle a proprio vantaggio. Richiede serenità ed equilibrio… quindi immagino che diventare un buon judoka (cioè un praticante del Judo) comporti un aumento della propria serenità e del proprio equilibrio. A giudicare dal mio amico Roberto, che lo fa da anni, funziona.
Il Judo deriva dal jujitsu. Interessante. Credo di non essere il solo che per molto tempo ha confuso i nomi di qualunque arte marziale orientale, faticando a immaginare qualsiasi differenza tra karate, kung fu, judo, jujitsu, e ju di lì…
E invece le differenze sono notevoli.
Il judo e il jujitsu non prevedono pugni e calci volanti. Sono essenzialmente tecniche di lotta, di equilibrio: si è quasi perennemente avvinghiati all’avversario, cercando di sbilanciarlo, farlo cadere, e bloccarlo a terra fino a guadagnare i punti sperati (more on this later on YeGods!…).
In comune con altre arti marziali c’è però la localizzazione dell’allenamento (e della lotta): il judo si pratica in un dojo, che ovviamente per noi è solo una palestra mentre altrove è un luogo dove si “segue una via”, cioè ci si allena con il corpo e con la mente, si pratica un arte fisica ma si impara anche una filosofia. Il pavimento è tipicamente realizzato con una qualche forma di tatami.
Le tre discipline di cui è composto il judo sono rentai (cultura fisica), shobu (arti guerriere) e sushin (coltivazione intellettuale). Sembrava tutto troppo semplice, eh?
In realtà non credo che questi tre nomi ricorreranno spesso… però è molto importante capire che il judo, forse più di qualunque altra arte marziale, persegue lo sviluppo completo della persona e il miglioramento della società tramite “il miglior utilizzo dell’energia”. A me piace molto, e a voi?
Per ora basta così. Dal prossimo post cominceremo a parlare di tecniche specifiche, e arriverà un’altra ondata di termini giapponesi. Sayonara.
